Skills Training per il Disturbo Borderline di Personalità

Manuela Cicia

Il Disturbo Borderline di Personalità (Borderline Personality Disorder, BPD) si configura come uno dei quadri psicopatologici più complessi ma, al contempo, tra quelli di sempre più comune osservazione all’interno della prassi clinica quotidiana dei professionisti dell’aiuto.

L’American Psychiatric Association (APA, 2013) lo definisce come “una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività” che esordisce tendenzialmente nell’adolescenza o nella prima età adulta e che è presente in vari contesti di vita dell’individuo che ne è affetto. Quindi, instabilità e impulsività costituiscono elementi chiavi nella definizione di questo disturbo. Più in particolare, l’instabilità si manifesta con forti e repentine fluttuazioni del tono dell’umore (umore disforico): il sentimento cronico di vuoto di base che caratterizza gli individui con BDP, viene continuamente complicato da sentimenti di rabbia, panico o disperazione.

La disforia sperimentata si accompagna costantemente a cambiamenti nell’immagine di sé e a inevitabili difficoltà nelle relazioni interpersonali la cui instabilità è legata alla tendenza a idealizzare repentinamente l’altro e a svalutarlo altrettanto repentinamente nel momento in cui le proprie aspettative non trovano risposta.

I rapporti con gli altri, inoltre, sono permeati da un timore profondo di abbandono per evitare il quale queste persone possono anche agire comportamenti impulsivi.

L’impulsività, infatti, che è l’ altro elemento nucleare del disturbo, si manifesta attraverso  esplosioni di rabbia auto o etero diretta, condotte di tipo suicidario e autolesivo (come tagliarsi, provocarsi bruciature, colpirsi, graffiarsi ecc.) o altri comportamenti distruttivi e pericolosi per sé (come l’abuso di alcol o di sostanze, la guida spericolata, le abbuffate, il gioco d’azzardo, la promiscuità sessuale). Queste “messe in atto” quasi sempre sono agite in maniera compulsiva in quanto sembrano servire ad allontanare quelle emozioni che, per la persona con BPD, appaiono incomprensibili ed insopportabili e, quindi, offrire alla persona stessa, nell’immediato, un sollievo dalla sofferenza emotiva.

Secondo il modello di Linehan (2015) la caratteristica nucleare del BPD è rappresentata proprio dalla disregolazione emotiva. In questo senso, secondo la Linehan, le caratteristiche comportamentali degli individui con disturbo borderline, l’instabilità del senso di sé e delle relazioni interpersonali, possono essere viste come gli effetti della disregolazione emotiva e, cioè, delle strategie disadattive di regolazione delle emozioni. L’ipotesi dell’autrice è che i pazienti borderline siano individui emotivamente vulnerabili e incapaci di esercitare un controllo sui propri vissuti emotivi. Tale incapacità è legata ad una predisposizione biologica intensificata da un ambiente familiare invalidante, in cui la comunicazione delle proprie esperienze interne è seguita da risposte estreme, inappropriate o imprevedibilmente variabili. Quindi, di fronte ad eventi stressanti, gli individui con BPD tendono a reagire intensamente e ritornano più lentamente al livello di base dopo che l’emozione ha raggiunto il suo picco.

Nell’ambito del trattamento del variegato quadro di sintomi legati alla disregolazione emotiva, la Dialectical Behavior Therapy (DBT) sviluppata dalla Linehan, rappresenta il trattamento d’elezione ed evidence-based per soggetti con una diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità e con tendenze suicidarie e autolesionistiche.

Infatti, obiettivi primari del trattamento DBT sono le reazioni emotive intense, il ridotto controllo degli impulsi e i comportamenti pericolosi e/o autolesionistici.

Il trattamento DBT standard si articola in diverse componenti che comprendono la terapia individuale, la partecipazione al gruppo centrato sull’apprendimento di competenze (skills training),  consultazioni telefoniche con il terapeuta tra una seduta e l’altra.

In questo quadro, la ricerca ha dimostrato l’importanza e l’efficacia centrali dello skills training il cui obiettivo principale è quello di aiutare la persona ad acquisire abilità che le consentano di sostituire reazioni poco funzionali con risposte maggiormente adattive e che possano essere gradualmente generalizzate ed utilizzate all’interno del proprio contesto di vita. Il setting di gruppo dello skills traing consente agli individui che vi partecipano di interagire con altre persone con la loro stessa modalità di funzionamento ottenendo, così, validazione e sostegno; inoltre permette di allenarsi a stare in relazione con gli altri, ad utilizzare le abilità insegate e a prendere in considerazione punti di vista alternativi attraverso l’interazione con gli altri partecipanti al gruppo. Le abilità da acquisire attraverso lo Skills Training sono organizzate in quattro moduli distinti:

  • Abilità di Mindfulness
  • Abilità di Tolleranza della Sofferenza
  • Abilità di Regolazione Emotiva
  • Abilità di Efficacia Interpersonale

Le abilità di Mindfulness sono considerate un fondamento per tutte le altre abilità insegnate nella DBT, poichè aiutano le persone a riconoscere, accettare e tollerare con atteggiamento non giudicante le emozioni dolorose che sperimentano.

Le Abilità di Tolleranza della Sofferenza mirano a rafforzare l’accettazione non giudicante di se stessi, della realtà e degli eventi che causano sofferenza senza tentare di cambiarli o di controllarli. Esse hanno come obiettivo quello di facilitare la gestione di situazioni dolorose di crisi rendendole tollerabili, in modo, così, da impedire la messa in atto delle abituali azioni impulsive e pericolose.

Le abilità di regolazione emotiva sono finalizzate ad aiutare la persona ad avere un rapporto più funzionale con le proprie emozioni, soprattutto quelle negative ed intense, riducendo la vulnerabilità ad esse ed alimentando la capacità di comprenderle e denominarle, di modificare quei comportamenti emotivi inefficaci che abitualmente vengono messi in atto per affrontarle.

Il modulo riguardante l’efficacia interpersonale si focalizza su come l’individuo possa ridurre dolore e sofferenza attraverso un’interazione efficace con il proprio ambiente sociale. Le abilità di efficacia interpersonale hanno come obiettivo quello di aiutare la persona a raggiungere i propri obiettivi, senza danneggiare se stesso o l’altro, di ridurre il suo isolamento sociale attraverso la costruzione di nuove relazioni interpersonali e l’interruzione di rapporti distruttivi fonte di sofferenza.

 

 

Riferimenti Bibliografici

American Psychiatric Association.(2013) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.

Conklin C.Z., Westen D. (2005), Borderline Personality Disorder in Clinical Practice, The American Journal of Psychiatry; 162:867–875

Linehan M.M. Cognitive Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder. New York, London: The Guilford Press, 1993. Tr. it.: Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, Il modello dialettico. Milano: Cortina 2001.

Linehan, M.M. (2015). DBT® Skills Training Manual Second Edition. New York: The Guilford Press. Traduzione italiana: DBT Skills Training Manuale. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2015.

Linehan, M.M. (2015). DBT Skills Training Handouts and Worksheets. New York: The Guilford Press. Traduzione italiana: DBT Skills Training Schede e Fogli di Lavoro. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2015.

Paris, J (2005), Understanding Self-mutilation in Borderline Personality Disorder. Harvard Review of Psychiatry, 13:179-185

Sherry, A., & Whilde, M. R. (2008), Borderline Personality Disorder. In M. Hersen & J. Rosqvist (Eds.), Handbook of psychological assessment, case conceptualization, and treatment, Vol. 1. Adults (p. 403–437). John Wiley & Sons Inc.

Skodol A.E. et al. (2002), The borderline diagnosis I: psychopathology, comorbidity, and personaltity structure.  Biological Psychiatry; 51: 933-1048

 

 

 

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